Quattordici.

11 Gennaio 1999

Non sono forse il più adatto a commentare questa data, purtroppo ho avuto conoscenza di questo grande poeta relativamente da poco, ero piccolo quando era ancora in vita, appartiene sicuramente ad altri tempi, a quelli dei miei genitori, per esempio. A quell’Uomo, a Fabrizio De André, dedico questo post, perché la sua musica credo che non abbia mai perso di valore nemmeno dopo quattordici anni, nemmeno ad orecchi nuovi come il mio, e la bellezza dei testi ancora è motivo di ispirazione.
Secondo me, l’abilità di De André non fu tanto nello scrivere canzoni da zero, prendendo alcuni temi, inventando storie, ma bensì fu quella di interpretare e rendere storie vere narrate in giornali, nel ricantare canzoni di altri artisti rendendole in un sublime linguaggio poetico, nel raccontare le proprie vicende personali, nel comunicare e condividere al mondo determinati messaggi.
De André rappresenta uno dei miei artisti preferiti, in assoluto.

A lui dedico questo post.

Fabrizio De André

Voglio concludere con un grande maestro che interpreta una delle sue canzoni più intense e struggenti: Battiato canta Inverno, presente nell’album Tutti Morimmo A Stento (1968).

Versione originale

Inverno

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un’altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell’ombra incerta di un divenire
dove anche l’alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l’amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l’inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un’alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un’altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell’ombra incerta di un divenire
dove anche l’alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l’amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l’inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un’alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

Testo trovato su angolotesti.it

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