Un Malato di Cuore – Fabrizio De André

Francis Turner è il personaggio della Spoon River Anthology di Edgar Lee Masters che fece mozzare il fiato a Fernanda Pivano, traduttrice dell’opera masteriana in italiano. Lei stessa ebbe una grande amicizia con De André, il quale riprese in mano il libro e iniziò a lavorare nel 1970 a questo capolavoro. Data la provenienza poetica del testo (l’Antologia di Spoon River è una raccolta di poesie) inserirò questo post anche all’interno della categoria “poesie”.
Un Malato di Cuore è la quinta traccia dell’album Non al denaro, non all’amore né al cielo. Il personaggio racconta della propria vita (tutti i personaggi di Spoon River sono morti e riposano sulla collina), passata ad osservare nell’infanzia gli altri bambini giocare e correre nel prato, da adulto a riflettere sul tempo passato a farsi “narrare la vita dagli occhi”. Mai nessun’altra frase avrebbe potuto esprimere in modo più denso e poetico una tale sensazione. Questo è il grande talento di De André. Il malato incontra la propria morte in seguito all’incontro con una donna che tiene ancora nei suoi ricordi: un’espressione, un sentimento di gioia e amore allo stesso tempo nel baciarla, quasi a volerlo gridare al mondo intero, un frastornamento seguito da una luce ignota.

E’ possibileleggere più in basso il testo originale e tradotto di Francis Turner dell’Antologia (trovato su maso.altervista.org)

Un malato di cuore

Cominciai a sognare anch’io insieme a loro
poi l’anima d’improvviso prese il volo.

Da ragazzo spiare i ragazzi giocare
al ritmo balordo del tuo cuore malato
e ti viene la voglia di uscire e provare
che cosa ti manca per correre al prato,
e ti tieni la voglia, e rimani a pensare
come diavolo fanno a riprendere fiato.

Da uomo avvertire il tempo sprecato
a farti narrare la vita dagli occhi
e mai poter bere alla coppa d’un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti,
e mai poter bere alla coppa d’un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti.

Eppure un sorriso io l’ho regalato
e ancora ritorna in ogni sua estate
quando io la guidai o fui forse guidato
a contarle i capelli con le mani sudate.
Non credo che chiesi promesse al suo sguardo,
non mi sembra che scelsi il silenzio o la voce,
quando il cuore stordì e ora no non ricordo,
da quale orizzonte sfumasse la luce.
E fra lo spettacolo dolce dell’erba
fra lunghe carezze finite sul volto,
quelle sue cosce color madreperla
rimasero forse un fiore non colto.
Ma che la baciai questo sì lo ricordo
col cuore ormai sulle labbra,
ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
e il mio cuore le restò sulle labbra.

E l’anima d’improvviso prese il volo
ma non mi sento di sognare con loro
no non mi riesce di sognare con loro.

Francis Turner

I could not run or play
in boyhood.
In manhood I could only sip the cup,
Not drink –
For scarlet-fever left my heart diseased.
Yet I lie here
Soothed by a secret none but Mary knows:
There is a garden of acacia,
Catalpa threes, and arbors sweet with vines
There on that afternoon in June
By Mary’s side –
Kissing her with my soul upon my lips
It suddently took flight.

Francis Turner

Non potevo correre o giocare
da ragazzo.
Da uomo potevo solo sorseggiare dalla coppa,
non bere –
perchè la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Ora giaccio qui
confortato da un segreto che nessuno tranne Mary conosce:
c’è un giardino di acacie,
di catalpe, e di pergole dolci di viti –
là quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary –
baciandola con l’anima sulle labbra
all’improvviso questa prese il volo.

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